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Voglio ir or' ora à ritrovare'l Truffa :
Et raccontarli questi strani casi
Ch' oggi occorsi mi sono : & rivestirmi
De i panni miei : o forte iniqua , & ria:
O cieli averl: o misero o dolente;
Che faró piu, che piu sperar posso io?
Quanto mi fora meglio eller sotterra:
Che'n ogni modo questa vita acerba : |
Vita non è, ma concinoa morte.

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RAN disgrazia per certo fù la nostra

A capirar in mån di quei crudeli
Et rubaldi corsali: & ftar un'anno
Et piu lor schiavi incatenati, GA, Et grande
Ventura fu la noftra , & buona forte
A uscir lor de le mani: & che non fummo
Tagliati a pezzi, come fur quegli altri
Noftri compagni.FO. Sia sempre laudato)
L'eterno Dio di tanta gran bontate
Di tanto amor che n'ha dimostro. GA. Ec

sempre
Sian benedette quelle due galce
De' Viniziani : chiamazzar quei ladri
Che ne teneano in servitute ; & n'hanno
Data la vita , & pofti in libertade.

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FO, Infin Constantinopoli è una bella

Et nobile cittade. GA, Avere avuta
Una ventura grande'n quella terra :
Vi sere fatto riccho. FO. Io di soldato
Son divenuto mercatanse,

come
Molti altri fanno, GA, Saviamente. FO, IR

vinsi,
(Come tu fai) dugento scudi un giorno
A certi miei compagni ; & feci allora
Penfier, per l'avenir di trafficarmi
Con quei danari, & vivermene'n pace!
Et non andar piu su la guerra à pormi
Bersaglio a gli archibugi. GA, Festi bene:
Fu un ottimo consiglio, FO. Et come lai,
Prefi d'un mercatante Fiorentino
Dentro a Constantinopoli per forte
Stretta amicizia : femmo

patto

insieme
Di far a parte : ambi ci crafficammo
In poco tempo fi felicemente,
Che l'un' & l'altro ha guadagnato meglio

Di tre mila fiorin. GA, Buon pro vi faccia. FO. Voglio che la metà di questi sia

La dote de la mia unica , & dolce
Figliuola Livia : s'io la truovo viva ;
Et spero guadagnarne anchor de gli altri
In poco tempo, GA. O ch’allegrézza grande

Avrà vostro fracel, come vi vede.
FO. Son stato si da poco si inumano

Et fi disamorevole fratello ,

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Ch'in quelto tempo non gli ho mai mana

data
Lettera alcuna. ne gli ho dato aviso
Dell'esser nostro. GA. Abbiam mutaio ala

petto
E abito fi, che credo veramente
Non ci conosceranno, FO. Ecco la nostra

Casa da noi defiderata tanto.
GA, O che dolcezza , o che compiuto gaudio

S'i nostri vi troviam fani , & gagliardi,
FO, Non ti scordar di gir poi da qui à un pezzo

A tor la mia valigia, & l'alere robbe

Ch' abbiam lasciate all' ofteria, Garbuglio. GA, Farò,: voglio picchiar : nessun risponde : Che vol dir questo: FO. Picchia anchor die

nuovo. GA. Picchio pur si , che mi dovrian sentire

Ma che ftrepito è quel ch'io sento d'arme?

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SCENA SECONDA.

GRASSO CANEVARO. GARBUGLIO.

FOLCO.

AH

H traditori al corpo de la nostra, GA,

Dove fuggice ? FO. Parti questo tempo
Da star qui fermo ? GRA. A i ladri, a i la-

dri, a i ladri,
FO, Ma non è egli'l Grasso Canevaro ?
GA. E desso: debbe aver troppo bevuto.
FO, Non s'è dimenticato il manigoldo

Il suo costume mai d'abbriacarsi.
GA, Io voglio falutarlo.. FO. Ti consiglio

A stargli piu discosto. GA, Buon di Grasse, GR. Correce a i ladri, che voglion portare

La nostra casa via. GA. Non mi conosci ?
Io son Garbuglio. GRA, Et torne'l nostro

Corlo
E'l Magnaguerra. GA. Questo è messer Fol-

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a

CO

Nostro patrone. GRA. Andate via rubaldi:
GA. Vedilo qui. FO, Non mi conosci Grasso ?
GR. Voglio il mio vin per me. FO, Ma cu è di

Livia
Di mia figliuola ? GR. O oh che gran put-

tana.

FO, Livia puttana : GR, SI, FO. Che l'odo dire.

GR.

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